Test per il coronavirus contaminati, ma non è un complotto

Il mondo è fatto di realtà locali. Persone, amicizie, contatti. Non sempre esiste una realtà organizzata e centralizzata, la quale poi, possiede anch'essa le sue problematiche.

Nell'approvvigionamento di alcuni test diagnostici per il coronavirus da parte degli Stati Uniti ci si è imbattuti proprio in una realtà composta da importatori, fornitori, fabbriche, soci in affari. Nello specifico un medico in Cina, un importatore di Seattle e un socio sempre in Cina. La necessità di fare in fretta dovuta all'emergenza in atto è da considerare un aspetto in più che contribuisce a creare problemi.

La storia è quella della scuola di Medicina dell'Università di Washington la quale aveva ordinato attraverso una catena di conoscenze i kit per effettuare i tamponi per le diagnosi di coronavirus. Alcuni di questi però sono risultati contaminati da batteri. Un controllo ha infatti indicato una piccola crescita di germi. La condizione è stata più che sufficiente per rendere inutilizzabili tutti i tests, perché potenzialmente inaffidabili.

Tempi ristretti, necessità urgenti fanno alzare il livello del rischio, perché si semplificano le procedure per accelerare i processi. A volte le circostanze convergono in modo tale da far sembrare i fatti come il risultato di un complotto, ma è la nostra mente che cerca di dare un senso alla realtà. Almeno così sembra in questo caso.


Commenti

Post più popolari