Cina e USA, virus e accuse reciproche

Le due superpotenze hanno iniziato a incolparsi a vicenda e il gioco dell’attribuzione di responsabilità continua, con schermaglie e camuffamenti diplomatici.

All'inizio dell’epidemia l’origine del virus fu attribuita la mercato umido di Wuhan, ma i laboratori della città, man mano che l’epidemia progrediva sono stato sottoposti a controlli sempre più stringenti.

L’obiettivo dichiarato dei laboratori è quello di studio per fini di sanità pubblica, ma l’attenzione sulla loro sicurezza sta crescendo. Nei due laboratori di Wuhan, la pratica della raccolta dei virus dei pipistrelli per fini di studio è arrivata all'attenzione dell’opinione pubblica.

Shi Zhengli è uno scienziato dell’istituto di virologia di Wuhan che ha respinto le accuse secondo le quali il virus sarebbe uscito da un laboratorio certificato BSL-4 del ‘istituto. BSL-4 indica il livello più alto di gestione di patogeni pericolosi.

Tedros Adhanom Ghebreyesu, direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, si è profuso nel negare la tesi che vede l’origine del virus in un laboratorio. Ma la battaglia è stata sopratutto retorica: l’uso delle parole e la loro interpretazione ha spostato l’essenza del discorso. “Sintetico” e “naturale” sono stati gli aggettivi astutamente usati per sviare l’attenzione dalla realtà. In nessuno laboratorio si costruisce un virus da zero. Si parte sempre da ciò che fornisce la natura.
Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante tu ne possa sognare nella tua filosofia.
Amleto
O nella biologia, potremmo aggiungere.

Un numero non trascurabile di scienziati, infatti, continua a sostenere che la tesi della fuga accidentale da un laboratorio rimanga una possibilità concreta. Le prove del resto non sono solo filogenetiche, ma si troverebbero anche nei documenti tecnici dei laboratori e in quelli politici, i quali però, se esistono ancora, sono in territorio cinese. Le probabilità che le ipotesi e le speculazioni rimangano tali è quindi molto alta. Non credo che le autorità cinesi sarebbero prodighe e felici nel diffondere le informazioni che riguardano le loro attività.
Non c’è nulla di falso né di cospiratorio nella possibilità di un incidente di laboratorio.
Richard Ebright
Il biologo molecolare direttore del Waksman Institute of Microbiology (Rutgers University nel New Jersey) non esclude la possibilità.

In Cina la ricerca sui virus dei pipistrelli è iniziata dopo l’epidemia di SARS. I ricercatori cinesi hanno compiuto numerose spedizioni per raccogliere virus da specie diverse e hanno trovato un grande numero di virus simili alla SARS, i quali secondo proprio le loro segnalazioni potrebbero avere un impatto sulla salute umana.

Naturalmente Shi Zhengli ha dichiarato che il sars-cov-2 non corrisponde a nessun virus tra quelli presenti nel suo laboratorio, che erano stati prelevati dai pipistrelli. Concedendo, ovviamente, la presunzione di innocenza il dubbio rimane. Perché sarebbe come chiedere a una persona accusata di ammettere le proprie responsabilità; al marito di aver tradito la moglie.

Con l’orizzonte offuscato Donald Trump ha definito il virus “virus cinese”, ottenendo per risposta da parte del portavoce del Ministero degli Esteri, con un tweet, che non è da scartare l’ipotesi che siano stati i soldati statunitensi a portarlo in Cina in occasione dei Giochi sportivi militari.

Mentre appare sempre più difficile orientarsi una fatto rimane certo: nessuno avrà mai accesso ai documenti dei laboratori biologici cinesi. Il marito custodisce le prove del tradimento?!

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