Credibilità e informazione riguardo al Coronavirus

Comunicazione e scienza
La comunicazione sembra che pecchi di professionalità quando affronta il problema del virus pandemico sars-cov-2 che ha attanagliato il mondo umano e probabilmente continuerà a farlo ancora per diverso tempo. Soprattutto l’informazione ufficiale è sempre sembrata, sin dall'inizio, più orientata a controllare le reazioni della popolazione piuttosto che fornire indicazioni attinenti alla realtà. Se da un lato la novità della situazione e la necessità di una rapida reazione hanno di certo creato ambiti di incertezza comunicativa, non tutto è giustificabile da questi due aspetti.

Sminuire sembra sempre stato all'ordine del giorno.  In Cina sin dall'inizio, con coperture e controllo dell’informazione. Il primo medico che diede l’allarme fu arrestato. Ma la realtà viene fuori a tratti, un pezzo alla volta, più forte dei tentativi di controllo e del desiderio psicologico inconscio di essere il più possibile ottimisti.

Ci sono cascati quasi tutti l’organizzazione Mondiale della Sanità, la Cina, gli scienziati di vari paesi. Chi per speranza, che per superficialità, chi per timore, chi per eccesso di zelo in molti hanno dato informazioni parziali, errate, non di rado si sono dovuti ricredere. Nel mucchio, poi, magari c’è anche chi ha secondi fini, qualcuno che sfrutta occasionalmente o meno la situazione per portare aventi i propri interessi.

C’è un nuovo virus? Non è certo che si tratti di un nuovo virus. Polmoniti anomale. Non c’è sicurezza di trasmissione da uomo a uomo. Era inizia così in Cina. Si trasmette per droplet? No, è anche nell'aria (airborne) anche se il veicolo principale di trasmissione sono i droplet. Permane nell'aria per una certa quantità di tempo, anche ore.Rimane sulle superfici e per diverse ore anche giorni si è poi scoperto successivamente. All'inizio l’inquinamento è stato liquidato come non influente, mentre ora sembra che il coronavirus rimanga nel particolato con la conseguenza che le zone più inquinate (Lombardia, Pianura Padana, Wuhan) possono avere un indice di contagio più elevato. Airborne con l’inquinamento che fa da paracadute.

Le persone anziane sono le più colpite poi, anche se con percentuali minori, tutti sembrano a rischio perché ci sono stati decessi anche tra trentenni e ventenni, e quindi non è molto consigliabile, a rigor di logica, rischiare di scoprire sulla propria pelle se il proprio organismo reagisce male all'infezione.

La comorbilità è ovviamente una fattore aggravante, ma anche in questo caso non sempre è così e comunque forse è meglio non scoprire di avere altre patologie dopo essersi presi la covid-19. Inoltre la quantità di carica virale a cui si è esposti potrebbe fare la differenza, considerati i numerosi decessi tra il personale sanitario che non necessariamente era in età pensionabile.

E’ un’influenza. E’ poco più di un’influenza. E’ una polmonite primaria. Salvo poi scoprire che il sars-cov-2 attraverso il recettore ACE2, espresso in molte parti del corpo umano, può attaccare diversi organi: cuore, sistema nervoso centrale. Può favorire in percentuale considerevole la formazione di coaguli nel sangue con conseguenze prevedibili a carico del sistema cardiovascolare.
Sulle percentuali di letalità la confusione è stata diffusa. In Italia è molto alta sopra il 10% al momento, ma si afferma che il numero degli infatti è maggiore perciò tale percentuale dovrebbe scendere. Probabilmente è vero. Non si comprende però come mai in altri stati come la Germania la percentuale sia minore. Sono stati più abili a controllare la diffusione del virus? Più bravi a scoprire tutti gli infetti? Non possiamo avere capra e cavoli.

La comunicazione sulle mascherine è stata altrettanto farraginosa: sì, no, nì. Dopo sono inutili, servono solo a chi è già infetto ora sono obbligatorie in molte regioni e vengono distribuite gratuitamente.

La sequenza con cui vengono affrontate le novità e la diffusione delle informazioni sembrano seguire uno schema preciso: prima vengono negate, poi ammesse con sottili distinzioni e percentuali minime infine si prende atto della realtà.

Ora se l’informazione scientifica deve avere una base di scetticismo nel valutare la realtà dovuta alla necessità di conferme solide, è forse anche opportuno che tale approccio non si trasformi in negazionismo, per favorire una comunicazione tranquillizzante.
Questo atteggiamento non fa bene all'informazione scientifica la quale ha come obiettivo quello di informare responsabilmente persone responsabili. Non quello di preoccuparsi delle reazioni possibili delle persone davanti alla verità. Pur comprendendo il momento particolare certi comportamenti fanno perdere credibilità agli stati, alla politica e al metodo scelto per la divulgazione scientifica.



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