Zverev colpevole o innocente? La verità nascosta dietro i 200mila euro pagati dal tennista
Nel dibattito pubblico che ha accompagnato le vicende giudiziarie del tennista Alexander Zverev, la disinformazione ha spesso preso il sopravvento sui fatti. Titoli polarizzanti come "Zverev condannato" o, al contrario, "Zverev scagionato dalle accuse" hanno popolato i media per mesi. La realtà giuridica, tuttavia, si colloca in un'area grigia tipica del sistema penale tedesco, regolata da precisi istituti di legge che non prevedono un verdetto di colpevolezza o di innocenza.
Per capire l'esito del processo di Berlino, nato dalle accuse della ex compagna Brenda Patea, è necessario abbandonare le categorie della cronaca e analizzare i tecnicismi del diritto teutonico.
L’equivoco iniziale: cos’è lo Strafbefehl (Decreto Penale)
La confusione mediatica è iniziata nell'ottobre del 2023, quando il Tribunale distrettuale di Berlino-Tiergarten ha emesso un decreto penale d'accusa (Strafbefehl) da 450.000 euro contro Zverev per presunte lesioni personali.
In Italia e in molti altri paesi, la notizia è stata rimbalzata come una "condanna". In Germania, invece, lo Strafbefehl è uno strumento di efficienza processuale utilizzato dalla Procura per reati considerati minori o lineari: se il pubblico ministero ritiene che le prove siano sufficienti, propone una sanzione monetaria direttamente all'imputato per iscritto, evitando di celebrare un processo pubblico.
L'imputato ha il pieno diritto di opporsi. Facendo opposizione – come ha fatto Zverev – il decreto penale decade automaticamente e viene fissato un normale processo dibattimentale. Fino a quel momento, la presunzione di innocenza rimane totalmente intatta.
L'accordo e l'archiviazione: il ruolo del Paragrafo 153a StPO
Il processo pubblico è iniziato a Berlino a fine maggio 2024, ma si è interrotto bruscamente dopo poche udienze a causa di un accordo extragiudiziale tra le parti, ratificato dal tribunale ai sensi del paragrafo 153a dello StPO (il codice di procedura penale tedesco).
Questo meccanismo consente l'interruzione e l'archiviazione definitiva del procedimento penale a fronte del rispetto di determinati oneri (in questo caso, un pagamento in denaro), a patto che vi sia il consenso di:
- Il giudice;
- La Procura della Repubblica;
- L'imputato;
- La persona offesa costituita come co-querelante.
Zverev ha accettato di pagare una somma totale di 200.000 euro (150.000 euro versati alla tesoreria dello Stato e 50.000 euro a enti benefici). In cambio, il tribunale ha chiuso il fascicolo per sempre.
La verità legale: né colpevole, né assolto
Il punto centrale, che costituisce il cuore della disinformazione sul caso, risiede negli effetti giuridici di questa archiviazione. Come spiegato formalmente dai portavoce del tribunale di Berlino e dai legali del giocatore:
L'archiviazione tramite il paragrafo 153a StPO non è una sentenza. Non implica un accertamento della verità e non stabilisce né la colpevolezza né l'innocenza dell'imputato.
Per la legge tedesca, Alexander Zverev conserva la fedina penale completamente pulita e continua a beneficiare della presunzione di innocenza. Dal punto di vista del merito dei fatti (cioè se l'aggressione sia avvenuta o meno), il tribunale ha decretato che la verità "rimane non chiarita".
La giudice Barbara Lüders ha spiegato che la decisione di accettare l'accordo è stata guidata dalla volontà di entrambe le parti di porre fine a una faida pubblica distruttiva, soprattutto nell'interesse della gestione congiunta della figlia nata dalla relazione. Zverev ha accettato il pagamento per abbreviare i tempi processuali; l'accusa ha accettato ritenendo che l'interesse pubblico fosse comunque soddisfatto.
Il precedente: il caso Sharypova e l'indagine privata dell'ATP
L'accordo di Berlino è arrivato a chiudere l'unico vero fronte penale aperto contro il tennista, ma non era la prima volta che Zverev finiva al centro di gravi accuse. Già nel 2020, un'altra sua ex fidanzata, Olga Sharypova, lo aveva accusato pubblicamente di abusi fisici e psicologici che sarebbero avvenuti durante diverse tappe del circuito professionistico, in particolare al Masters 1000 di Shanghai nel 2019.
A differenza del caso Patea, Sharypova ha scelto di non sporgere mai denuncia formale davanti alle autorità giudiziarie di alcun Paese, motivo per cui non è mai stato istituito un processo penale. La vicenda è stata invece affrontata sul piano puramente sportivo e disciplinare dall'ATP, che nell'ottobre 2021 ha commissionato un'indagine interna e privata affidandola all'agenzia investigativa The Lake Forest Group.
L'indagine, durata 15 mesi e basata sull'analisi del materiale elettronico del tennista e sulle testimonianze di decine di persone (inclusi i due diretti interessati), si è conclusa nel gennaio 2023. L'ATP ha archiviato il caso stabilendo che non vi erano elementi e prove sufficienti per dimostrare una violazione delle regole del circuito o per procedere con sanzioni o sospensioni. Anche in quella circostanza si è assistito a un cortocircuito informativo: l'archiviazione per "insufficienza di prove" dell'ATP (un ente privato) è stata spesso confusa dall'opinione pubblica con una sentenza assolutoria di un vero tribunale, che in realtà non è mai esistita.
Un capitolo chiuso senza vincitori
Raccontare questa complessa trama parlando di "assoluzione piena" o di "colpevolezza monetizzata" significa forzare un sistema giuridico, quello tedesco, e un sistema di giustizia sportiva, quello dell'ATP, che si muovono su binari diversi da quelli del tifo mediatico. La giustizia tedesca ha preferito la via pragmatica della pace sociale e familiare all'accertamento processuale del fatto, mentre l'ATP si è fermata davanti alla mancanza di prove materiali e riscontri terzi. Con l'esito di Berlino, le vicende extra campo del tennista tedesco si sono legalmente concluse. Non c’è stato un verdetto giudiziario, ma un sigillo burocratico e tecnico, una sorta di compromesso con il quale la verità pubblica non viene accerta per volere concorde delle parti in causa..

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