Complottoidi e linguaggio: lo strumento della cooperazione e dell’inganno



Complottoidi e linguaggio: lo strumento della cooperazione e dell’inganno

Quarta parte della serie

Nei tre articoli precedenti abbiamo visto come i complottoidi nascano da incentivi mal allineati, da equilibri di Nash miope e dall’illusione moderna della defezione impunita. Ma qual è lo strumento principale che rende possibile sia la grande cooperazione umana sia la defezione sofisticata? Il linguaggio.

Il linguaggio: grande abilitatore della cooperazione.

Senza linguaggio e senza le narrazioni che genera (miti, leggi, religioni, ideologie e le descrizioni accurate che può fare degli eventi fisici del nostro modo) l’umanità sarebbe rimasta prigioniera, molto probabilmente, del numero di Dunbar circa 150 persone.
Il linguaggio ha permesso di creare fiducia e coordinamento tra migliaia, milioni, miliardi di individui. Ha trasformato gruppi di cacciatori-raccoglitori in civiltà complesse. Eppure, proprio questo strumento straordinario è anche l’arma più potente per ingannare e defezionare.

Robert Trivers e la logica evolutiva dell’inganno.

Il biologo evolutivo Robert Trivers, in The Folly of Fools (2011), offre la chiave più illuminante per capire questo doppio volto. La sua tesi centrale è provocatoria e potente:

Ci autoinganniamo soprattutto per ingannare meglio gli altri.

Dove evolve la cooperazione (altruismo reciproco), evolve automaticamente anche la capacità di ingannare e l’autoinganno è la forma più avanzata di inganno: se credi davvero alla tua bugia, non emetti i segnali involontari che tradirebbero la menzogna (ansia, incoerenze, micro-espressioni, senso di colpa). Diventi un bugiardo molto più credibile.

Trivers mostra come il meccanismo dell'inganno sia presente in tutto il regno animale e raggiunga il suo apice nell’essere umano, soprattutto attraverso il linguaggio.

L’insetto stecco: il paradosso dell’inganno

Per capire fino a che punto può spingersi l’inganno, consideriamo un esempio biologico apparentemente semplice: l’insetto stecco (Phasmatodea).

Questo insetto ha evoluto una mimetizzazione straordinaria: assomiglia in modo quasi perfetto a un rametto secco. Non solo nella forma, ma anche nel modo di muoversi lentamente, oscillando come una foglia al vento. Il predatore (uccello o lucertola) guarda il rametto e… non vede nulla di commestibile. È un inganno puramente visivo, senza bisogno di autoinganno. L’insetto non “crede” di essere un rametto: il suo sistema nervoso è cablato per comportarsi come tale. Funziona perché il predatore è stato selezionato per riconoscere rapidamente prede, non per analizzare ogni rametto.
Tuttavia, per raggiungere questo livello di inganno, l’insetto stecco ha sacrificato moltissimo: ha ridotto drasticamente il suo metabolismo, ha perso gran parte della capacità di movimento rapido, ha reso il suo esoscheletro più fragile e ha limitato notevolmente le sue funzioni biologiche.

Questo mostra che l’inganno ha un costo elevato. Sorge quindi una domanda quasi spontanea. Non è che anche gli esseri umani sono disposti a sacrificare qualcosa di importante come la lucidità mentale, l'integrità morale, la capacità di percepire la realtà pur di ottenere i vantaggi dell’inganno e soprattutto dell’autoinganno?

In fondo, c'è un autoinganno individuale e collettivo che sostiene molti complottoidi ed ha esattamente un prezzo da pagare e non sembra un prezzo trascurabile: rinunciamo a parti di verità per ottenere un vantaggio immediato (consenso, potere, status, tranquillità emotiva).

Il linguaggio come moltiplicatore dell’inganno

Con il linguaggio l’inganno diventa esponenzialmente più potente:

  • Possiamo creare narrazioni collettive false che servono i nostri interessi (“questa guerra è necessaria per la democrazia”, “questa bolla finanziaria durerà per sempre”, “il nostro gruppo è vittima innocente”).
  • Possiamo diffonderle a milioni di persone in pochi secondi.
  • E soprattutto, possiamo autoingannarci per credere davvero a quelle narrazioni, rendendole ancora più persuasive.

Molti complottoidi sono proprio questo o anche questo: narrazioni autoingannevoli collettive. Non richiedono un burattinaio centrale. Basta che migliaia di attori (politici, giornalisti, influencer, cittadini) trovino conveniente credere e diffondere una versione parziale o distorta della realtà, magari auto ingannandosi per primi.

Conseguenze e possibili vie d’uscita.

L’autoinganno spiega perché è così difficile combattere i complottoidi: chi vi partecipa, chi li sostiene, ne parla, ne cerca le evidenze nei fatti, spesso ci crede davvero. Non è cinismo puro, è un meccanismo evolutivo profondo.

Per difenderci dobbiamo:

  • Coltivare la consapevolezza dell’autoinganno (sia individuale che collettivo).
  • Strutturare istituzioni che rendano costosa la menzogna (trasparenza, verifiche incrociate, responsabilità prolungata nel tempo).
  • Educare a un uso più responsabile del linguaggio: dal giornalismo di qualità alla capacità personale di dubitare delle proprie narrazioni preferite.

Conclusione

Il linguaggio è un grande paradosso umano: lo strumento che ci ha permesso di superare i limiti dei piccoli gruppi e costruire civiltà, ma è anche il veicolo più sofisticato per defezionare e autoingannarci su scala globale.

Capire Trivers significa accettare che l’inganno non è un’anomalia morale, ma una caratteristica inevitabile insita nella cooperazione e che probabilmente si è evoluto con essa. La sfida delle società complesse non è eliminarlo totalmente, perché non credo sia impossibile, ma renderlo meno vantaggioso rispetto alla cooperazione onesta.

Solo così potremo trasformare i complottoidi da fenomeni emergenti distruttivi in sistemi che, pur imperfetti, funzionano meglio per il bene collettivo.

Bibliografia

  • Trivers, Robert. The Folly of Fools: The Logic of Deceit and Self-Deception in Human Life. Basic Books, 2011.
  • Trivers, Robert. Social Evolution. Benjamin/Cummings, 1985.
  • Dawkins, Richard. The Selfish Gene. Oxford University Press, 1976 (edizione ampliata 2016).
  • Dawkins, Richard. The Blind Watchmaker. W.W. Norton & Company, 1986.
  • Axelrod, Robert. The Evolution of Cooperation. Basic Books, 1984.
  • Dunbar, Robin. Grooming, Gossip, and the Evolution of Language. Harvard University Press, 1996.
  • Ostrom, Elinor. Governing the Commons: The Evolution of Institutions for Collective Action. Cambridge University Press, 1990.

Letture consigliate aggiuntive:

  • Trivers, Robert. “The Evolution of Reciprocal Altruism” (articolo fondamentale del 1971).
  • Von Hippel, William & Trivers, Robert. “The Evolution and Psychology of Self-Deception” (Behavioral and Brain Sciences, 2011).

Commenti