Complottoidi e Teoria dei Giochi: perché non basta smascherare “loro”
Alcuni lettori del mio precedente articolo “Complottoidi” mi hanno chiesto: ma allora come si risolvono questi fenomeni?
La risposta più efficiente arriva dalla teoria dei giochi.Un complottoide non è altro che un equilibrio di Nash applicato alla società: ogni attore agisce razionalmente per massimizzare il proprio interesse dato quello che fanno gli altri, ma il risultato collettivo è subottimale o dannoso.La razionalità miope del breve termineCiò che caratterizza questi equilibri è una razionalità focalizzata sul vantaggio immediato.
Non c’è una progettualità a lungo termine vera e propria, ma solo la somma di innumerevoli piccoli guadagni a breve termine: un bonus trimestrale, un like in più, un punto di consenso elettorale, una pubblicazione scientifica rapida, un clic in più.
Esempi chiari1. Polarizzazione sui social
È un gigantesco dilemma del prigioniero a molte dimensioni.
Ogni utente, influencer o politico guadagna visibilità e consenso scrivendo contenuti estremi e arrabbiati. Se uno solo decide di moderarsi, perde terreno rispetto agli altri.
Risultato: tutti perdono (società più divisa, salute mentale peggiore), ma nessuno ha incentivo a deviare per primo. Non serve un “piano di Zuckerberg”: basta l’equilibrio razionale.
2. Bolle finanziarie e crisi
Classica corsa agli armamenti (arms race).
Ogni banca o fondo di investimento assume più rischi per non perdere clienti e bonus rispetto ai concorrenti. Fermarsi per primi significa perdere mercato.
Quando la bolla scoppia, tutti soffrono. Ma l’equilibrio di Nash è proprio quello rischioso.
3. Risposte caotiche alle crisi (Covid, inflazione, migrazioni)Ogni attore (governo, azienda, scienziato, cittadino) massimizza la propria utilità a breve termine in un gioco con informazione incompleta e incentivi distorti.
Il risultato è incoerente, inefficiente e pieno di “nervi della giraffa” sociali.
È un gigantesco dilemma del prigioniero a molte dimensioni.
Ogni utente, influencer o politico guadagna visibilità e consenso scrivendo contenuti estremi e arrabbiati. Se uno solo decide di moderarsi, perde terreno rispetto agli altri.
Risultato: tutti perdono (società più divisa, salute mentale peggiore), ma nessuno ha incentivo a deviare per primo. Non serve un “piano di Zuckerberg”: basta l’equilibrio razionale.
2. Bolle finanziarie e crisi
Classica corsa agli armamenti (arms race).
Ogni banca o fondo di investimento assume più rischi per non perdere clienti e bonus rispetto ai concorrenti. Fermarsi per primi significa perdere mercato.
Quando la bolla scoppia, tutti soffrono. Ma l’equilibrio di Nash è proprio quello rischioso.
3. Risposte caotiche alle crisi (Covid, inflazione, migrazioni)Ogni attore (governo, azienda, scienziato, cittadino) massimizza la propria utilità a breve termine in un gioco con informazione incompleta e incentivi distorti.
Il risultato è incoerente, inefficiente e pieno di “nervi della giraffa” sociali.
Esempio concreto: i bonus dei manager delle grandi aziende
Un CEO sa che il suo compenso (e il suo posto) dipendono dai risultati trimestrali o annuali. Per massimizzare il bonus può tagliare investimenti in ricerca e sviluppo, ridurre la qualità del prodotto, aumentare il leverage finanziario o comprare indietro azioni. Ogni decisione presa singolarmente è razionale: se non lo fa lui, il consiglio di amministrazione premierà qualcun altro che lo fa.
Alla fine però emergono svantaggi anche per i singoli: aziende che perdono innovazione e competitività a lungo termine, manager che vengono licenziati quando la bolla scoppia, azionisti che perdono capitali, dipendenti che perdono il lavoro. Nessuno ha “pianificato” il declino dell’azienda, eppure il sistema lo produce sistematicamente.Alla fine però quello che emerge sono svantaggi anche per i singoli individui che partecipavano razionalmente al gioco: banche che falliscono, politici che perdono consensi a causa della polarizzazione eccessiva, media che perdono credibilità, famiglie che perdono la casa nella bolla immobiliare, cittadini che vivono in una società più tossica e instabile.La chiave per uscirne: il gioco reiteratoQui entra in gioco una delle intuizioni più importanti della teoria dei giochi: quando un’interazione è reiterata (si ripete nel tempo con gli stessi attori), diventa possibile costruire cooperazione e risultati migliori.Se gli attori diventano consapevoli di giocare un gioco a lungo termine (e non una serie di partite isolate), emergono strategie come la “reciprocità”, la reputazione e la punizione delle defezioni. La consapevolezza collettiva che “domani torneremo a giocare contro gli stessi avversari” è spesso l’unico modo per rompere il circolo vizioso.Purtroppo oggi molti sistemi (finanza trimestrale, social media istantanei, politica elettorale breve) sono progettati come giochi a somma zero a breve termine, rendendo più difficile questa presa di coscienza.La grande differenza politica
- Davanti a un complotto la soluzione è semplice (almeno in teoria): individua il burattinaio e fermalo.
- Davanti a un complottoide questa strategia fallisce. Non c’è un burattinaio. C’è un sistema di incentivi che produce comportamenti razionali individualmente ma collettivamente stupidi.
La politica tradizionale “caccia al colpevole” è spesso inutile o controproducente. Serve invece ingegneria istituzionale: cambiare la struttura del gioco.
Esempi di soluzioni possibili:
- Tassare le esternalità negative (es. engagement tossico sui social)
- Premiare i comportamenti cooperativi (trasparenza, responsabilità a lungo termine)
- Creare meccanismi di coordinamento e reputazione
- Rendere il gioco ripetuto e con memoria (accountability nel tempo)
Capirlo è liberatorio: ci sposta dalla paranoia alla responsabilità.Non dobbiamo smettere di vigilare sul potere. Dobbiamo però smettere di pensare che tutti i nostri problemi abbiano un nome e cognome. Spesso hanno solo incentivi sbagliati e orizzonti temporali troppo corti.E la buona notizia è che gli incentivi e gli orizzonti temporali si possono cambiare.
Bibliografia:
- Dawkins, R. – Il gene egoista e L’orologiaio cieco
- Nash, John – Equilibrio di Nash (1950)
- Hardin, Garrett – “The Tragedy of the Commons” (1968)
- Acemoglu & Robinson – Why Nations Fail (per esempi di incentivi istituzionali)

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