Nazionalismi e confini. Un’etica delle sfumature dal gradualismo evolutivo
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| Ramificazioni, forme intermedie, assenze di confini |
Invece il gradualismo, a ben guardare, è ovunque. Nel cavolo
verza, nel cavolfiore, nei cavoletti di Bruxelles, nei cavoli rapa e nei
cappucci. Eccolo il lento cambiamento, è nella selezione artificiale utilizzata
per ottenere varietà diverse per sapore e forma esteriore, fino ad arrivare a specie
distinte. Ma non si tratta solo degli OGM alimentari ma anche di quelli degli
animali da compagnia. I cani, prima di tutti gli altri. Le razze prodotte dall’uomo
così diverse le une dalle altre eppure tutte riconducibili a caratteri comuni
sono l’indubbia chiarificazione dei mutamenti dell’evoluzione. Modifichiamo il
dna grazie ad incroci mirati al fine di selezionare determinate caratteristiche
e non altre. I nostri cani sono organismi genicamente modificati così come la
frutta e la verdura che sono nei supermercati, modificati per mezzo di un
metodo diverso da quello definibile come “ingegneria genetica” ma sempre
modificati. Si aprirebbe una discussione interessante sugli OGM e il loro
utilizzo, ma l’intento primario, per ora, è solo quello di chiarire che il
mutamento graduale è fin troppo sotto gli occhi di tutti e che solo la comodità
di separare in categorie impedisce di vederlo.
L’abitudine “essenzialista”
di vedere il gatto come gatto, il coniglio come coniglio riconducibili ad
essenze immutabili. L’idea del gatto che diventa coniglio o viceversa dà
fastidio alla nostra mente che interpreta il mondo e trova sicurezze di
intelligibilità separando e catalogando per avere una visione statica della
realtà. Confortevole e sicura. È un metodo comodo anche se approssimativo,
permette di comunicare con semplicità, di associare significati ad oggetti ed
essere univoci nell'esprimersi e nel comprendere gli altri evitando
fraintendimenti e lungaggini. Ma questa comodità ha i suoi svantaggi fra i
quali quello di perdere in precisione. O si tratta di un gatto o di un
coniglio. Via le lungaggini: “aveva una coda non troppo lunga che somigliava a
quella del coniglio, le zampe avevano la lunghezza simile a quella di un gatto
e la forma del cranio era di dimensioni intermedie…”. Esigenze di comunicazione
e comprensione dell’ambiente finalizzate alla sopravvivenza necessitano di
soluzioni veloci e attinenti alla realtà almeno finché quest’ultima non interferisce
con le probabilità di sopravvivenza. Catalogare e ragionare per definizioni ed
essenze aristoteliche si è dimostrato un metodo valido, forse il miglior
compromesso per la mente umana.
Si perde però il flusso, il continuum, la dinamicità nel suo
fluire, il panta rei di Eraclito, che può essere rivisto nel mutare delle
specie per selezione naturale. Il cervello umano fatica talmente a staccarsi da
una forma di intellegibilità che funziona per caselle e confini da essere
sempre alla ricerca della stampella che sorregge le proprie certezze e le
proprie predisposizioni: così in evoluzione siamo sempre alla ricerca della
forma intermedia, dell’anello di congiunzione che sia categoricamente
definibile come tale, perché se ci sono più ritrovamenti intermedi allora
nessuno rappresenterebbe “l’essenza” della “forma intermedia”. Tra le numerose
rivoluzioni portate dall’Origine delle Specie c’è anche quella che spinge a
lasciare il metodo classico di descrizione come fonte di verità dell’informazione
e mantenerlo solo come utile convenzione comunicativa quando lo è. Senza pregiudizi.
I confini sono utili per orientarsi geograficamente e concettualmente ma non
sono mai lì dove all'uomo piace metterli.
Il confine tra l’uomo e la scimmia, tra una nazione e l’altra,
tra una cultura e l’altra sono molto più sfumati di quanto immaginabile, talmente
di più da non prevedere altri confini intermedi. Nella maggior parte delle
guerre degli ultimi secoli, anzi in tutte le guerre di ogni secolo, vi è sempre
stata una compartecipazione della struttura della nostra mente che ragiona per “essenze”:
la nascita degli stati nazionali è solo un esempio di identificazione dello
stato con una cultura, un popolo, un’area geografica. Nasce l’essenza della
Germania, dell’Inghilterra, della Francia, dell’Italia e con loro quella del
tedesco, del francese, dell’italiano, dell’inglese. Ma la realtà è più complessa,
anzi in verità è più semplice, perché è la geografia delle differenze e delle
divisioni che crea un quadro articolato quanto frammentato. I confini non
esistono, sono solo una comoda e pratica illusione che nasce dalla
conformazione della nostra mente.
Se viaggiamo verso l’Austria dall’Italia, non troveremo un
vero punto di passaggio se si esclude il confine convenzionale della frontiera,
ma zone in cui cultura e lingua parlata si modificano gradualmente fino ad
arrivare a differenze consistenti. Il confine vero e proprio non esiste, così
come non esistono il punto di congiunzione o di separazione in sé tra una
specie e l’altra. Esiste l’uomo bianco e quello di colore? No, questo non è il
modo corretto di porre la questione, ci sono graduali differenze nel colore
delle pelle, così come tra le culture, le religioni ed il modo di organizzare
le società.
Quello che è risultato un modo utile e comodo di
relazionarsi, vivere, pensare ed organizzare la vita comune inizia a mostrare i
propri limiti in un mondo in cui tutte queste categorie (di pensiero, sesso, religione,
etnia, cultura, tradizioni) confluiscono e convivono con sempre maggiore
stridore se percepite con la complessità di una visione per categorie. Una via
semplice per ricomporre conflitti e limitare attriti è quella di essere
consapevoli che non esistono differenze nette ma solo graduali cambiamenti e
che ognuno di noi è una forma intermedia verso qualcos'altro in ogni direzione.
Un’etica delle sfumature, dell’ibridazione tra idee, del cambiamento. Un’etica
senza confini e in continuo divenire che va oltre il complicato mosaico delle
differenze grazie a una profonda consapevolezza che impedisce alle convenzioni,
alle parole di divenire fonte di approssimative verità. Un’etica come
conseguenza della comprensione scientifica. Siamo tutti rami dello stesso
albero.


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