Empatia calda e motivazioni egoistiche per essere altruisti
| Intersezioni di collaborazione |
Sono stati
fatti numerosi studi sull’empatia e questa caratteristica, non esclusiva
dell’uomo, è stata considerata fondamentale per i processi di vita sociale
nelle architetture complesse di vita in comune. Ne sono stati studiati gli
effetti in medicina tra paziente e medico, in ambiato lavorativo (Goleman 1997)
al fine di comprendere quale sia il miglior ambiente di lavoro non solo dal
punto di vista della vivibilità ma anche da quello dell’efficienza, in
psicologia per capire meglio casistiche di psicopatologie comportamentali ed
anche per spiegare fenomeni di bullismo in età adolescenziale. L’empatia è
parte integrante di molti aspetti della nostra vita ma forse il suo ruolo,
anche se essenziale, è stato sopravvalutato nel senso che potrebbe essere
necessaria ma non sufficiente affinché si manifestino e si conservino comportamenti
pro sociali all’interno di un gruppo. La capacità di comprendere gli stati
d’animo degli altri, che è la definizione più classica, forse abusata, del
concetto di empatia, merita di essere approfondita. Comunque il sostantivo
“empatia” e il relativo aggettivo sono stati utilizzati per indicare aspetti
diversi dei processi celebrali che sono alla base dell’immedesimazione con gli
altri e della comprensione dei loro stati mentali ed emotivi.
È possibile
distinguere tra empatia fredda ed empatia calda. Questa distinzione pone una
questione interessante in merito a come la facoltà di riconoscere lo stato
emotivo e situazionale di un'altra persona possa dare origine a comportamenti che
non sempre seguono lo stesso percorso. Per empatia fredda si intende la
capacità di riconoscere lo stato e la situazione della persona che abbiamo
difronte, tale condizione è anche descritta come “teoria della mente” (Theory
of mind) ed è un’abilità che si acquisisce a partire dai 3 e i 4 anni di età.
L’empatia calda è stata generalmente descritta, dal punto di vista scientifico,
come la facoltà di riuscire a immedesimarsi nelle condizioni osservate
nell’altro. Questo secondo tipo di empatia si configura come una risposta
emotiva successiva alla prima capacità cognitiva (R. James R. Blair, Empathic
dysfunction in psychopathic individuals, 2006). Quello che è emerso da studi
relativamente recenti è che nei disordini relativi all’empatia e riconducibili
a disfunzioni psicopatiche nei soggetti studiati non è stato riscontrato nessun
disturbo o disfunzione della teoria della mente (Hare, 1991). Gli individui
sono risultati nella norma riguardo alle capacità di empatia cognitiva e non
risultano indicazioni a sostegno dell’ipotesi che coloro che hanno
comportamenti antisociali abbiano un deficit ricollegabile alla teoria della
mente.
In merito
all’empatia emotiva quello che emerge è invece una disfunzione dell’amigdala
che impedirebbe una risposta adeguata alle espressioni di tristezza e paura.
Negli individui con comportamenti antisociali è stata riscontrata una riduzione
dell’attività e del volume dell’amigdala (R. James R. Blair, 2003). Quello che emerge,
senza entrare troppo nello specifico, con le persone che hanno comportamenti
antisociali è una selettività nelle capacità di processare alcune espressioni e
non altre, condizione che esclude malfunzionamenti della teoria della mente e
rimanda all’amigdala, infatti non sono state riscontrate difficoltà nel
processare espressioni non verbali di felicità, sorpresa e rabbia le quali
dipendono dalla corteccia ventro laterale prefrontale.
Gli individui
che rimangono indifferenti alla paura e alla tristezza trovano difficoltà a
socializzare con gli altri per mezzo del processo empatico emotivo che rimane
bloccato. Tale circostanza implica che tali individui non sono in grado di
ricreare e riprovare determinati stati emotivi: non entrano in empatia calda e
quindi non scatta nessun meccanismo di aiuto o di comportamento pro sociale (Adult
theory of mind, cooperation, Machiavellianism, The effect of mindreading on
social relations, Tunde Paal, Tamas Bereczkei, 2006).
C’è da
aggiungere che la capacità di interpretare lo stato mentale ed emotivo (quella
che viene denominata empatia fredda) gioca un ruolo rilevante non solo come
propedeuticità ai comportamenti collaborativi ma anche per quelli di
manipolazione e sfruttamento. Comportamenti machiavellici, intesi come azioni
nelle quali gli individui utilizzano altre persone per raggiungere i propri
scopi, potrebbero essere maggiormente efficaci se supportati da una buona
capacità di lettura delle persone. A questo proposito ulteriori studi hanno
analizzato le correlazioni che intercorrono tra capacità relative alla teoria
della mente (empatia fredda), analizzate secondo test e procedure standard, e
la predisposizione alla collaborazione sociale e/o a comportamenti antisociali
o machiavellici. Nel primo caso è emersa una correlazione positiva tra una
serie di risposte incorrette atte a valutare abilità di teoria della mente e il
test che aveva l’obiettivo di stimare la cooperatività interindividuale. Maggiori
abilità di lettura interpretativa della mente sono da collegare a una maggiore
empatia e coscienziosità nei confronti degli altri rispetto a coloro che
riportano un punteggio più basso. Nel grafico sono riportati sulle ascisse il
numero di errori nel test sulla teoria della mente e sull’asse delle ordinate
le abilità cooperative: meno errori nella lettura degli stati degli altri
(quindi maggiore teoria della mente) sono correlati a maggiori attitudini
sociali (T. Paal, T. Bereczkei, 2006, pp. 541 551).
| Cooperazione e teoria della mente |
Una relazione simile non è però stata trovata con i comportamenti asociali o machiavellici, in questo caso infatti non è stato riscontrato un evidente rapporto tra maggiore abilità nella teoria della mente e comportamenti socialmente “devianti”. Questo significa che gli individui machiavellici, manipolatori o sfruttatori, possono avere quasi indifferentemente una maggiore o minore predisposizione alla lettura della mente. Mentre nel caso precedente una maggiore predisposizione alla collaborazione sociale è indice di una più rilevante capacità di mind reading.
| Sfruttatori e teoria della mente |
Queste evidenze
confermano un differenza sostanziale tra empatia calda e fredda negli individui
con problemi di socializzazione, infatti una buona capacità di lettura della
mente può coesistere con atteggiamenti di sfruttamento e in questo contesto
sarebbe da approfondire la differenza di efficacia nel raggiungimento degli
obiettivi tra persone machiavelliche in possesso di un buon punteggio in teoria
della mente e quelle con abilità inferiori in questo senso.
La scienza ci
aiuta a comprendere i meccanismi che sono alla base della convivenza
all’interno delle società umane e la risultanza diretta permette di poter
intervenire per limitare le disfunzioni di questi processi al fine di poter
mantenere la coesione sociale. Mettere sotto la lente d’ingrandimento della
comprensione e della consapevolezza le peculiarità umane, senza scivolare in
facili idealizzazioni, permette interventi concreti, tangibili ed estremamente
efficaci finalizzati alla diffusione dei comportamenti pro sociali, evitando al
tempo stesso eccessi in ogni direzione. L’empatia nei suoi due principali
aspetti (hot e cold emphaty) si presta ad essere sfruttata da individui i cui comportamenti
possono essere diametralmente opposti. Inoltre i meccanismi evolutivi,
nella loro imparzialità etica suggeriscono una gradualità tra i due estremi di
massima socialità ed empatia calda e massimo machiavellismo fino alla
sociopatia o psicopatologia.
Non è nemmeno
implicito né tantomeno scontato che certi atteggiamenti garantiscano una
maggiore probabilità di sopravvivenza o un vantaggio sia che siano pro sociali
o la limite dell’individualismo solipsista. Tutto dipende dal contesto, dall’ambiente,
dalle condizioni di riferimento sociale in cui un individuo vive e agisce. E’
forse sufficiente citare la dichiarazione di Jon Multon, un venture capitalists
di successo, il quale ha dichiarato che l’insensibilità è uno dei tratti
caratteriali principali per svolgere il proprio lavoro “ti permette di dormire
quando gli altri non ci riescono” (Come
gli psicopatici ci insegnano ad avere successo). Davanti a questa realtà,
anche se qualche purista dell’etica storcerà il naso, l’obiettivo principale è
quello di creare un ambiente sociale che conferisca delle motivazioni egoiste
affinché vengano praticati comportamenti altruistici. E’ nel riuscire a trovare
un equilibrio tra questi due poli opposti che risiede una attualissima sfida
educativa, legislativa e morale sia che la mancata risposta empatica dipenda da
un malfunzionamento dell’amigdala, che non sempre è da considerare tale, sia che
il proprio controllo sulle emozioni abbia una concausa più cosciente e sia dovuto
anche a esperienze vissute. È una sottile interpretazione quella secondo la
quale l’empatia da sola non è in grado di fornire sempre delle soluzioni; è
necessario che
agisca in sintonia con la razionalità, sia nel processo di immedesimazione
che nell'utilizzo dei processi deduttivi e razionali i quali permettono di
indagare e spiegare la realtà. Non esiste una società di per se stessa etica o
morale, esistono innumerevoli potenziali società che possono essere realizzate.
La scelta di quale costruire è dell’uomo e rimane a lui. Gli strumenti più
solidi che permettono di plasmarla sono gli stessi che consentono di
comprendere il funzionamento dell’universo. Un’intersezione in più per collaborare.

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