Coesione sociale e il limite etico delle religioni
| Limiti |
Nell'analisi dei
comportamenti che generalmente vengono definiti altruistici, pro sociali o
collaborativi è
necessario stabilire un approccio di indagine che cerchi di spiegare i motivi
per cui si sono affermati.
Da un lato è stato ormai chiarito che
i gruppi in cui sono nati erano composti da parenti perciò da individui che
condividevano e condividono una parte del proprio patrimonio genetico. In linea
di massima quindi, salvo situazioni particolari e casi devianti, c'è da
aspettarsi un aumento della solidarietà direttamente proporzionale al grado di
parentela. La maggiore attenzione verso i figli diminuisce nel percorso che
arriva agli estranei: le risorse fisiche, affettive, mentali ed economiche
hanno un'evidente tendenza a diminuire lungo questa strada. Il fatto che
possano esistere comportamenti "devianti" non ha la forza di
inficiare una solida realtà statistica. Comportamenti eccessivamente “egoistici”
rientrano nell'ambito di mutamenti casuali che diminuiscono la fitness
riproduttiva ed hanno perciò conseguenze negative sulla diffusione di
comportamenti estremi di questo tipo. Il paradosso di un genitore che mantiene
per sé tutte le risorse ha una ricaduta sulla sopravvivenza dei geni dello
stesso genitore. La condizione opposta (un genitore che concede tutto a figli)
non porta intuitivamente e drasticamente ad una interruzione della linea di
sopravvivenza e trasmissione genetica ma può avere conseguenze altrettanto
rischiose. Donare tutto il cibo alla prole significa non averne per sé e quindi
privarsi delle energie necessarie per cercarne di nuovo da donare a individui
non ancora autosufficienti o per procreare ancora e ottimizzare la diffusione
del proprio patrimonio genetico, con conseguenze molto simili alla prima
situazione, se non identiche. Tra queste situazioni estreme ci sono una
quantità molto vasta, se non infinita, di casi intermedi, dove in relazione
alle condizioni di reperibilità delle risorse per la sopravvivenza, periodo per
l'autosufficienza e altre condizioni ambientali si possono osservare diversi
gradi di cura della progenie. L'osservazione della natura ce ne fornisce una
molteplicità impressionante che spazia dagli ovuli abbandonati per la
fecondazione, come avviene nei pesci, negli anfibi e nei rettili fino alle cure
più accurate degli uccelli e dei mammiferi, per terminare con la specie umana.
L'efficienza di una o dell'altra strategia dipende da molti fattori che non
indagheremo in questa occasione, ma il grado di efficienza di una maggiore o
minore presenza di cure parentali è variabile.
La solidarietà che si ritrova a
livello familiare o di gruppi imparentati fra di loro non è infrequente anche
in compagini che non sono composte solamente da parenti. L'aiuto reciproco
fornisce, in molte situazioni, una vantaggio tale di sopravvivenza per i
singoli individui da imporsi anche in gruppi di non consanguinei, a volte anche
tra specie diverse, come nel caso delle simbiosi mutualistiche. L'altruismo è da
considerare una caratteristica resiliente e sensibile ai fini della
sopravvivenza, ovvero fornisce vantaggi in un gran numero di ambienti diversi.
Non dovrebbe stupire quindi che sia diffuso in natura. Con una buona analogia
con l'intelligenza, intesa nel senso più ampio di capacità di risolvere
problemi e modificare l'ambiente a questo scopo, la generosità e l'aiuto
reciproco possiedono la qualità di accrescere la probabilità di sopravvivenza
degli individui che le posseggono, quando tali caratteristiche sono diffuse nei
comportamenti di un gruppo. In fondo e all’opposto anche le capacità razionali
se esercitate in un ambiente composto da individui irrazionali potrebbero
risultare controproducenti. Il racconto di H. G. Wells, in cui in un paese di
ciechi colui che ha un occhio solo finisce per apparire una persona con un
difetto, ribaltando il detto latino secondo cui in terra di ciechi chi possiede
un solo occhio è un re (beati monoculi in terra caecorum), è un esempio molto
chiaro dell'incidenza delle condizioni di riferimento ambientali sulle peculiarità
individuali.
Una delle conseguenze è che anche i
connotati morali o intellettuali che fornisco consistenti e diffusi vantaggi
possono, in determinate circostanze, perdere la propria efficienza.
Non di rado inoltre, sempre per
ragioni strategiche, una qualità diffusa può creare ambienti favorevoli ai “vizi”,
o per meglio dire, se si vogliono evitare inferenze morali di giudizio, a
"qualità" opposte. Un approccio evolutivo suggerisce che sia
sufficiente un vantaggio in termini di sopravvivenza e/o riproduzione affinché
si affermino determinate caratteristiche indipendentemente dal valore che gli
si può attribuire. Così in un ambiente di onesti il truffatore potrà risultare
favorito se riesce a sfruttare la solidarietà ingenua diffusa. La conseguenza è
quella di riuscire a minare la solidità del gruppo, perché individui con
comportamenti di speculazione si insinueranno nel gruppo se le strategie di condotta
non sono delle ESS (strategie
evolutivamente stabili).
Tali strategie in teoria dei giochi
hanno la caratteristica di non poter essere invase da altre. Non è pretestuoso
domandarsi quali possono essere gli elementi che rendono stabili o più
impermeabili, nelle società, umane i comportamenti di solidarietà e aiuto reciproco,
in modo da mantenere immutati i vantaggi di una società etica che è riuscita ad
affermarsi. L'aumento del grado di complessità delle relazioni sociali nelle
società moderne spinge ad indagare storicamente quali possono essere stati i
fattori culturali che hanno esercitato un ruolo che possiamo definire come
stabilizzatore sociale. Le religioni con i loro precetti morali integrati nella
dottrina rientrano a pieno titolo in questa categoria. Gli studi di Frans De
Waal hanno evidenziato che la nascita di atteggiamenti empatici e solidali è
avvenuta nei primati, quindi prima della nascita delle religioni, ma
quest'ultime hanno svolto e continuano a svolgere un ruolo di coesione sociale
non indifferente nei confronti di tutti quei comportamenti che rischierebbero
di essere corrosivi delle società.
Solidarietà, carità e rispetto del
prossimo, inteso come appartenente al gruppo, sono indicazioni presenti in
tutte le religioni e il richiamo alla divinità crea un deterrente alla
defezione nei confronti dei comportamenti ritenuti giusti. In questo modo le
probabilità di diffusione dei comportamenti
pro sociali aumentano e tendono a rimanere diffuse. Oltre al richiamo
alle divinità, alle punizioni e ai premi dopo la morte, le religioni dirottano
i concetti e i sentimenti empatici tipici dei rapporti familiari con frequenti
richiami verbali al padre, alla madre, ai fratelli e alle sorelle, ai bambini,
nonché a racconti di sofferenza che stimolano le capacità umane di
immedesimazione. Il sistema sembra che funzionasse anche prima di Costantino.
Possono esserci più elementi in grado
di rendere un strategia stabile, questo accade in situazioni che esulano dalle
condizioni matematiche semplificate ma non per questo meno esaustive. La
diffusione delle religioni con le loro caratteristiche comuni indica, in senso
sociologico, che questo tipo di presenza ha svolto un ruolo essenziale al fine
di stabilizzare una molteplicità di organizzazioni sociali. Perciò cultura ed
educazione possono agevolare l'affermarsi e il mantenersi di comportamenti che
altrimenti potrebbero essere a rischio, ma questo accade indipendentemente dal
valore etico che viene attribuito alle azioni. Infatti se una società di
"truffatori" sarebbe destinata all'estinzione a causa della scomparsa
di ingenui da truffare una sistema di educazione all'ingenuità potrebbe
permettere di prolungarne l'esistenza per generazioni.
Così come la vista è comune a molte
specie anche la predisposizione alla religiosità è diffusa tra gli individui
della specie umana. Ma i cambiamenti avvengono anche se lentamente, e non
necessariamente ciò che ha funzionato in determinate circostanze possiede la
stessa efficacia in condizione diverse. A questo proposito una delle principali
caratteristiche delle morali religiose potrebbe risultare critica nel mondo
moderno che ha visto ridurre le distanze geografiche e di conseguenza ha rese
frequenti i contatti e le convivenze tra etnie e culture diverse. La coesione
del gruppo, nella storia, ha spesso coinciso con morali ristrette agli appartenenti
al gruppo stesso, con chiusure culturali, linguistiche ed educative che non
necessitavano di stringenti motivi di soluzione a causa dei contatti sporadici.
Le guerre come risoluzione dei conflitti e delle incomprensioni sono state una
delle conseguenze di questa realtà. Alcune culture si imponevano su altre con
l'avallo delle religioni che erano strumento di coesione interna esacerbando
ancora di più le divisioni.
In quest’ottica le religioni si
configurano sempre di più
come legati evolutivi che segnano il passo in un mondo che l'uomo stesso ha
cambiato in modo sostanziale. Come individui frutto dell'evoluzione siamo
costituiti da in insieme di elementi fisici e attitudini psicologiche che
servono, che sono servite, ma anche di aspetti che non servono più o comunque non
conservano più,
o solo in parte, l’efficacia
di un tempo.
Il nodo cruciale risiede nelle
soluzioni che possono essere messe in atto da approcci culturali religiosi
quando siamo davanti ad evidenti contrasti tra insegnamenti dogmatici. Le
difficoltà che sorgono sembrano insormontabili sia riguardo all'educazione che
al convivere sociale. La cronaca ne è piena e comprende molti ambiti della
convivenza, dai più semplici e apparentemente più innocui che riguardano gli
indumenti religiosi da indossare fino ad aspetti anche intuitivamente più
complessi che meritano un alto livello di attenzione come le pratiche mediche
da rifiutare o esigere a causa dell'adesione a un particolare culto (aborto
incluso). Le questioni sono ancora più spinose quando le conseguenze ricadono
sui minori nel casi dell'infibulazione e circoncisione. Ma non sono da
trascurare le prassi e i condizionamenti che esercitano un freno per
l'uguaglianza di genere e impediscono la libera realizzazione degli individui
con predisposizioni sessuali diverse. Gli attriti creano scintille e rischiano
di far chiudere e rendere impermeabili i gruppi con concezioni diverse tra
loro, creando di fatto società all'interno di società sovrapposte, simili alle
matrioske: insiemi che però a volte si intersecano, si sovrappongano per
divergenza di interessi e vedute, non solo per visioni comuni.
L'umanità non può permettersi questa
corsa all'incomunicabilità tra diversità culturali che è alimentata da tutto
ciò che in precedenza incrementava le probabilità di sopravvivenza all'interno
dei gruppi. L'alternativa esula da questo tipo di passato ed è chiamata a
spiegare le diversità in senso razionale svuotandole dai dogmi affinché si
possano trovare le basi condivise di un etica in grado di tutelare la
complessità e la diversità del mondo naturale e quindi anche dell'uomo. Ma il
percorso, che riguarderà tutti, sarà colmo di rinunce a tutte quelle
convinzioni prive di evidenza scientifica che sono ancora oggi accettate senza
il minimo spirito critico e che creano divisioni inconciliabili. Un viaggio
nella conoscenza e nella consapevolezza sarà la prossima via etica.

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