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Storia tragicomica

Vi chiederete, sicuramente, il motivo per cui sia finito per accollarmi il tipo che andrete a conoscere fra poco, e avrete migliaia di buoni motivi per chiedervelo, anche se, ancora, non lo conoscete. Vi rispondo prima che la sua personalità si riveli ai vostri occhi perché la risposta è molto semplice, e la spiegazione si può dare utilizzando una frase di sole tre parole: “mi faceva pena”. Tutto qui, niente di più e niente di meno. Ho reagito ad uno dei più semplici e abusati sentimenti umani, quello che ci spinge, al di là di ogni analisi razionale, a considerare chiunque sia in difficoltà semplicemente un uomo. Sì, sono caduto in una delle trappole più semplici e, fidatevi, me ne sto ancora pentendo, anche se, tutto sommato, comincio a fare l’abitudine alle sue stravaganze. Chi non si sarebbe mosso a pietà? Avrei voluto vedere voi in quella situazione! In quel periodo possedevo un appartamento che non ero riuscito ancora a affittare così decisi di portarcelo affinché potesse darsi una ripulita, fare una doccia, e mangiare qualcosa. Oggi vive ancora tra quelle mura e mi paga regolarmente, in modo quasi maniacale l’affitto: non ritarda né di un giorno, né di un ora, né di un minuto. Tutti i ventisette del mese alla ore dodici e quarantacinque minuti suona al campanello, mi da il buongiorno, sorride e mi consegna una busta con il denaro, dopodiché mi saluta e se ne va, senza aggiungere una parola. E’ l’inquilino perfetto.
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