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La mano di Rod

A capo di un’organizzazione che controlla il mondo del tennis Maxime Debugnì vuole realizzare il suo sogno di gloria e di potere: far compiere un grande slam al suo campione, dopo quarant’anni dall’ultimo di Rod Laver. Ci prova utilizzando una strategia sottilissima, (agisce sulle condizioni iniziali sensibili di un tennista, sull’effetto farfalla) strategia che gli ha permesso di controllare giocatori e tornei negli ultimi vent’anni. Non il singolo evento bensì la più redditizia e importante struttura generale.

Ma un ingegnere dalla mente affilata di nome Eduard Galer diviene una minaccia e un ostacolo che si interpone tra lui e i suoi affari.
Chi è poi in realtà Ernest Langlei? Un clochard senza più speranze nella vita? Perché getta ombre inquietanti su Maxime Debugnì e porta alla luce un avvenimento che sembra ripetersi e risale a ventiquattro anni prima? Ernest Langlei, Maxime Debugnì e Eduard Galer sembrano avvolti in una spirale fatale, dove l’onestà, il merito, la menzogna, la vedetta, la morte e l’avidità confondono i loro confini.

La verità sembra essere sotto gli occhi di tutti, complessa ma chiara. E’ solo una verità apparente? Qualcosa sfugge e un pezzo del puzzle non combacia? C’è un ordine nascosto dietro un disordine apparente e il caos non sembra più confuso ma governato da leggi precise, addirittura semplici, che consentono di fare previsioni, chiarire connessioni, individuare le linee di sviluppo, le forme che si dispiegano. Ma fino a che punto e a che prezzo? Esiste un limite alla conoscenza umana?
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