La mano di Rod. Il tennis e le scienze del caos
A capo di un’organizzazione che controlla il mondo del tennis Maxime Debugnì vuole realizzare il suo sogno di gloria e di potere: far compiere un grande slam al suo campione, dopo quarant’anni dall’ultimo di Rod Laver. Ci prova utilizzando una strategia sottilissima, (agisce sulle condizioni iniziali sensibili di un tennista, sull’effetto farfalla) che gli ha permesso di controllare giocatori e tornei negli ultimi vent’anni. Non il singolo evento bensì la più redditizia e importante struttura generale. Ma un ingegnere dalla mente affilata di nome Eduard Galer diviene una minaccia e un ostacolo che si interpone tra lui e i suoi affari. I suoi giocatori vincono e danno fastidio. Cosa ha scoperto l’ingegnere? Solo quando Eduard morirà in un misterioso incidente stradale, apparentemente casuale, Maxime sembra non incontrare più nessuna opposizione, ma proprio nel momento in cui pensa di essere riuscito nel suo intento l’attenzione dell’ispettore dell’FBI, Thomas Zakaria, si concentrerà su di lui. La preziosa testimonianza e confessione di Ernest Langlei, un clochard senza più speranze nella vita, getta ombre inquietanti su Maxime Debugnì e porterà alla luce un avvenimento che sembra ripetersi e risale a ventiquattro anni prima, e che lega Ernest Langlei, Maxime Debugnì e Eduard Galer in una spirale fatale: dove l’onestà, il merito, la menzogna, la vedetta e l’avidità confondo i loro confini. Inoltre, prima della propria morte Eduard Galer si era tutelato, e aveva agito in modo che i suoi studi sul tennis venissero consegnati a un suo amico italiano. In Italia, infatti, Gianni Rolle, un ragazzo di diciotto anni, sta inseguendo tra enormi difficoltà il suo sogno di divenire un tennista, ma niente sembra cambiare finché un amico di suo padre, Riccardo Fiesoli, non riceverà un inaspettato pacco dagli Stati Uniti. Il caos non sembra più così confuso, ma governato da leggi precise, addirittura semplici, che consentono di fare previsioni, chiarire connessioni, individuare le linee di sviluppo, le forme che si dispiegano. Ma fino a che punto? A che prezzo? Anche qui, qual’è il limite della conoscenza umana? Sembra che qualcosa debba essere sempre sacrificato in un processo di conoscenza che dipende solo da noi stessi, progressivo, ma mai definito a priori, mai scontato, e spesso non intuitivo. Anche la verità sull’omicidio di Galer sembra essere sotto gli occhi di tutti, complessa ma chiara, ma è solo una verità apparente. Qualcosa sfugge e un pezzo del puzzle non combacia. Tutto sembra puntare su Debugnì: principale e unico indiziato della morte di Galer, ma anche in questo caso un particolare trascurato può modificare la spiegazione degli avvenimenti. Un ordine nascosto potrebbe essere rivelato. Debugnì è il vero colpevole? Chi è e cosa sa Ernest Langlei in realtà? Quale è il vero motivo della morte dell’ingegnere?
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Storia tragicomica e struggente di un serial killer
In una città molto particolare dal nome alquanto singolare, (Tantoèuguale), perfino un serial killer si trova in evidenti difficoltà. In questa città, infatti, il numero degli assassini è talmente elevato, sovrabbondante, che le vittime, sovrastate nel numero, iniziano a scarseggiare in modo preoccupante. Allo sfortunato killer di nome Jack, senza lavoro e alla disperazione, non rimane che andare alla ricerca delle cause che hanno cambiato in modo drastico questa città. Quali sono i misteri di Tantoèuguale? In un vecchio libro sulla società perfetta, conservato in una soffitta, forse, ci sono le risposte a tutte le domande di Jack. Le rocambolesche vicissitudini del protagonista ci guidano fino alla scoperta degli avvenimenti e dei motivi che hanno cambiato la città. Jack ormai messo di fronte a una realtà che nega le sue più naturali aspirazioni, offrendogli solamente lavori da capro espiatorio a tempo determinato, pensa al suicidio, ma… Romanzo di Fabrizio Brascugli
Estratto. brascugli ©
Vi chiederete, sicuramente, il motivo per cui sia finito per accollarmi il tipo che andrete a conoscere fra poco, e avrete migliaia di buoni motivi per chiedervelo, anche se, ancora, non lo conoscete. Vi rispondo prima che la sua personalità si riveli ai vostri occhi perché la risposta è molto semplice, e la spiegazione si può dare utilizzando una frase di sole tre parole: “mi faceva pena”. Tutto qui, niente di più e niente di meno. Ho reagito ad uno dei più semplici e abusati sentimenti umani, quello che ci spinge, al di là di ogni analisi razionale, a considerare chiunque sia in difficoltà semplicemente un uomo. Sì, sono caduto in una delle trappole più semplici e, fidatevi, me ne sto ancora pentendo, anche se, tutto sommato, comincio a fare l’abitudine alle sue stravaganze. Chi non si sarebbe mosso a pietà? Avrei voluto vedere voi in quella situazione! In quel periodo possedevo un appartamento che non ero riuscito ancora a affittare così decisi di portarcelo affinché potesse darsi una ripulita, fare una doccia, e mangiare qualcosa. Oggi vive ancora tra quelle mura e mi paga regolarmente, in modo quasi maniacale l’affitto: non ritarda né di un giorno, né di un ora, né di un minuto. Tutti i ventisette del mese alla ore dodici e quarantacinque minuti suona al campanello, mi da il buongiorno, sorride e mi consegna una busta con il denaro, dopodiché mi saluta e se ne va, senza aggiungere una parola. E’ l’inquilino perfetto...
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